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giovedì 13 novembre 2014

"Il Borg"

Vorrei presentarvi un componente del gruppo Varchicomics, " Il Borg" ,  il nostro disegnatore ufficiale.
Le sue doti spaziano su molteplici campi, è un ottimo disegnatore nonchè scrittore ed oratore, comunque  chi meglio di lui  può raccontare Il Borg.... ve ne dò subito un assaggio:
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Gianluca Borgogni, detto “il Borg”, nacque a Montevarchi (AR) nel 1983. Attualmente vive e “lavora” a Laterina, ridente borgo medievale a pochi chilometri da Arezzo, vivendo ovviamente a sbafo con i suoi (non sia mai che qualcuno si dimentichi che il Borg è un vero ed orgoglioso italiano, e chi volesse rompere si ricordi che c’è crisi e zitto).
La sua felice infanzia venne segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici.
Anche il disegno rappresentava una grande passione e con esso trovò il mezzo per esprimere, con carta e penna, un immaginario già irrecuperabilmente malato disegnando nient’altro che mostri. Tanto che il padre dopo un po’ sbottava con un “ma o che è ‘sta roba? Mai una casetta, un pratino con i fiori, un bellissimo boschetto con gli animali!”
Ma il piccolo Borg aveva già le idee chiare e la risposta pronta “oh babbo, a me mi garba H.R. Giger, e da grande voglio fa’ le robe alla Giger!” portò l’austero padre a gettare definitivamente la spugna.
Alle elementari il Borg scoprì i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Ma quando suo zio Gino lo iniziò al magico sport della pesca, ecco che la realtà perse completamente la sua valenza, diventando un mero luogo di transito.
Il nostro affezionatissimo passò il periodo delle medie sperando di ottenere, come Peter Parker, straordinari poteri grazie alla puntura di un ragno radioattivo. Cercò così un ragno, lo irradiò, ma, ahimè, la puntura dell’aracnide in codesta condizione straordinaria gli procurò soltanto uno shock anafilattico e la temporanea perdita di una discreta quantità di capelli.
Ai tempi dell’istituto d’arte di Arezzo, il Borg ebbe modo di conoscere gente mentalmente disturbata. Sì, tanto quanto lui, e questo fu chiaramente un segnale di smisurata emancipazione.
Dopo il diploma, il Borg frequentò la Scuola di Comics di Firenze. Illustri maestranze sfilavano davanti ai suoi occhi, mentre insormontabili complessi d’inferiorità lievitavano come il “ciambellone- sempre- troppo- alto” di sua madre.
Il Borg è sostanzialmente un illustratore ma non per questo il suo rapporto con il disegno è stato sempre idilliaco. Una volta si frantumò gli zebedei in maniera talmente accentuata che gli venne la straordinaria idea di diventare una guida ambientale escursionista.
Se la conoscenza dell’ittiofauna fu per lui una risorsa (ma di scarsissima utilità pratica), non si può dire lo stesso della sua esperienza in botanica: il faggio, per il Borg, è ancora drammaticamente troppo simile alla roverella.
E non parliamo della sua attitudine per l’orientamento topografico: il solo modo che ha per non perdersi seguendo un itinerario su una cartina, è restare fermo immobile sul punto di partenza finché qualcuno non va a riprenderlo.
Insomma, anche in questo caso l’odore di disoccupazione protratta non stenta a farsi sentire. Fortunatamente la comprensiva madre non fa che consolarlo con frasi del tipo “qua bisogna far qualcosa Tato, un si può continuare così, un si può continuare così! Sei bravo a disegnare, volevi fare il designer concettuale, il regista (povero cialtrone illuso!), e adesso se ti va bene ti ritroverai a distinguere sui sentieri le impronte del capriolo da quelle del daino!”
Cuore di mamma.
Per il resto la vita del Borg è rimasta cristallizzata all’infanzia: non fa che guardare film di ogni genere, legge fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.
A volte, mentre lo fa, gli passa vicino suo padre, che lo osserva silente, pur con quell’inequivocabile espressione che sembra voler dire “ma o che è ‘sta roba? Mai una casetta, un pratino con i fiori, un bellissimo boschetto con gli animali!”
…Ogni tanto il Borg lo prende alla sprovvista e accanto al mostro di turno disegna un’impronta di daino. Non sarà “un bellissimo boschetto con gli animali”, ma almeno, in qualche modo, ne evoca un sentore. E il padre, a giudicare dal volto più rilassato, quasi sciolto, sembra gradire.
… Anche se la sensazione che in realtà si stia allontanando singhiozzando è comunque bella consistente…

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 Ed ecco alcune foto  e disegni del nostro artista:









Prossimamente le recensioni cinematografiche del Borg.